Il cuore è il motore instancabile del nostro corpo: batte circa 100.000 volte al giorno senza mai prendersi una pausa caffè. Eppure, spesso ci ricordiamo della sua importanza solo quando avvertiamo un “tuffo” o un affanno di troppo. La prevenzione cardiovascolare non è un lusso, ma una necessità. Grazie alle analisi di laboratorio moderne, oggi possiamo mappare il nostro rischio con estrema precisione. Vediamo insieme quali sono i parametri fondamentali da monitorare e ogni quanto tempo è bene passare in laboratorio.
1. I “Pilastri” dell’analisi cardiaca
Non si tratta solo di colesterolo. Per avere un quadro completo, il laboratorio analizza diversi biomarcatori che indicano come il cuore e i vasi sanguigni stanno gestendo il carico di lavoro.
Il profilo lipidico completo
È l’esame base, ma va letto nel suo insieme:
- Colesterolo Totale. Un indicatore generale.
- LDL (il cosiddetto “cattivo”). Il principale responsabile delle placche nelle arterie.
- HDL (quello “buono”). Protegge il cuore rimuovendo i grassi dal sangue.
- Trigliceridi. Grassi che, se elevati, aumentano il rischio di aterosclerosi.
Glicemia ed Emoglobina Glicata
Cosa c’entra lo zucchero con il cuore? Moltissimo. Il diabete e l’insulino-resistenza danneggiano le pareti dei vasi sanguigni, rendendoli più fragili e soggetti a occlusioni.
La Proteina C-Reattiva Alta sensibilità (hs-CRP)
Questo è un esame “smart”. La PCR ad alta sensibilità misura l’infiammazione sistemica. Un’infiammazione silente ma costante è spesso il terreno fertile su cui si sviluppano le malattie cardiache.
Lo sapevi? Anche se il colesterolo è nei limiti, una PCR elevata può indicare un rischio cardiovascolare nascosto che merita attenzione.
2. Esami di secondo livello: quando approfondire
Se ci sono fattori di rischio (fumo, familiarità, ipertensione), il medico potrebbe suggerire test più specifici:
- Omocisteina. Un aminoacido che, se elevato, può danneggiare l’endotelio (il rivestimento interno delle arterie).
- NT-proBNP. Un marcatore utilizzato per valutare lo scompenso cardiaco; indica se il cuore è sotto stress meccanico.
- Lipoproteina(a). Un fattore genetico spesso trascurato, ma fondamentale per chi ha casi precoci di infarto in famiglia.
3. La Tabella della Prevenzione: ogni quanto controllarsi?
La frequenza dipende dall’età e dallo stato di salute generale. Ecco una linea guida generale:
| Fascia d’età | Frequenza | Esami consigliati |
| 20 – 30 anni | Ogni 5 anni | Profilo lipidico, Glicemia, Pressione arteriosa. |
| 35 – 50 anni | Ogni 2 anni | Profilo lipidico, Emoglobina Glicata, PCR, Creatinina. |
| Oltre i 50 anni | Ogni anno | Checkup completo + Omocisteina e valutazione cardiologica specialistica. |
Nota: Se fumi o hai parenti stretti con problemi cardiaci, la frequenza dovrebbe essere annuale già dai 30 anni.
Il ruolo del laboratorio: oltre i numeri
Un esame del sangue non è solo una lista di valori su un foglio bianco. È una fotografia dello stato di salute delle tue arterie. Identificare un valore fuori norma oggi significa poter intervenire con lo stile di vita o con la terapia corretta prima che il cuore inizi a lamentarsi.
Il consiglio dell’esperto. Non interpretare mai gli esami da solo. Un leggero aumento del colesterolo LDL potrebbe essere trascurabile per un giovane sportivo, ma critico per una persona ipertesa. Porta sempre i tuoi referti al medico di base o al cardiologo.
